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L'importanza di Gramsci intellettuale rivoluzionario, legato alle
esigenze politiche del proletariato che lotta per il potere e quindi per
la conquista dello stato, è eccezionale e costituisce senza dubbio il
più significativo esito culturale del pensiero italiano del novecento.
La
figura dell'intellettuale, qual è quella di Gramsci, la sua azione
politica e culturale prima nel PSI, e dopo del PCd'I, con la sua
elaborazione teorica data nel periodo carcerario; elaborazione che non è
quella del solitario erudito esaminatore di pensieri svincolati dalla
realtà, dell'umanista legato alle corporazioni degli spiriti eletti e di
anime belle, ma è quella di un militante organico alle masse popolari al
cui fianco e per cui "la lotta è armata della teoria scientifica della
rivoluzione": il marxismo-leninismo, una teoria che per Gramsci doveva
essere applicata non in astratto ma in concreto.
L'intellettuale d'avanguardia, quindi, legato ad una militanza politica
non spontanea, ma organizzata nel partito politico della classe operaia,
un partito che doveva essere "l'intellettuale collettivo", di un partito
che doveva essere essere visto come totale alterità rispetto alla
totalità del potere borghese, e come l'unico organismo in grado di
instaurare un corretto rapporto masse-avanguardia-masse; dove il compito
del partito è posto in modo tale da organizzare le esigenze anche quelle
più frammentate e spontanee per riportarle su un terreno di più
consapevole e unificata sintesi. dalle masse alle masse, quindi,
attraverso l'opera di mediazione e di sintesi operata dal partito
d'avanguardia. |