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A sedici anni dalla fine del Partito Comunista Italiano in Italia, così come nel resto del mondo si è dato luogo ad uno dei più grandi processi di deologizzazione che la storia del movimento comunista e del movimento operaio ricordi. Diverse sono state le cause, le ragioni ma è chiaro che degli errori sono stati commessi, e ciò a comportato la sconfitta del movimento comunista nei paesi dell’Est, nel resto dell’Europa e a livello mondiale; ciò è avvenuto parallelamente al dispiegamento di una forza altrettanto mai vista prima da parte del capitale a livello mondiale (la così detta globalizzazione), un capitale che a differenza del passato è diventato omnipervasivo, “liberista” e contemporaneamente totalitario. Il movimento operaio e il movimento comunista sono stati scaraventati all’interno di una morsa d’acciaio, sembra quasi che lo spazio e il tempo siano dominati in modo totalitario da questo modo di produrre. Ma, a questo punto la domanda, esso, capitale ha risolto le contraddizioni inerenti, proprie di tale modo di produrre? Ha risolto la contraddizione tra capitale e lavoro? A noi non pare, anzi il pianeta sembra ulteriormente dilaniato dalle classiche contraddizioni a cui sono state aggiunte altre creando così un vero e proprio gigantesco e variforme Molok dove le contraddizioni del passato si sono sovrapposte a quelle del presente ma senza aver risolto né le prime né le seconde. Ciò è avvenuto e sta avvenendo a fronte di una debolezza storicamente mai sperimentata prima, come abbiamo già detto da parte del movimento comunista a livello internazionale, c’è bisogno a questo punto di un’inversione di tendenza, c’è bisogno di una ripresa teorico – ideologico a livello mondiale del comunismo, strumento, arma della classe operaia, una classe operaia che allo stato attuale delle cose è totalmente sbocconcellata dall’operazione strutturale e sovrastrutturale della attuale fase dello sviluppo capitalistico. Certamente non sarà semplice in questa situazione una ripresa della battaglia teorica, ma questa si presenta, a questo punto, e ancora una volta un passaggio dirimente se si vuole avere una ripresa, ad un livello alto della lotta politica a sinistra. Senza chiarezza sul terreno della teoria non sarà possibile alcun passaggio sul terreno della politica, anzi si ritiene che il rinunciare, tentare, di iniziare fare “riflessione teorica” in questa fase può comportare un ulteriore ritardo di una ripresa politica del movimento comunista, anche a livello nazionale; per questo noi riteniamo che una ripresa anche a livello molecolare della riflessione teorica ed ideologica sia un momento importante per una ripresa della lotta politica. La nostra associazione, quindi, anche a Busto Arsizio intende aprire questo nuovo fronte con la precisa consapevolezza che proprio a partire dalle difficoltà presenti in questo territorio, terra delle leghe, delle destre, si possa incominciare a ragionare per un reinsediamento complessivo sul territorio da parte della sinistra antagonista. C’è un passato che non è morto, quello comunista, sepolto ancora da macerie, a noi, in modo inedito, spetta il compito come associazione di disseppellire ciò che è ancora vivo, e ciò che rappresenta per il futuro del mondo del lavoro nel nord del milanese, nonché nel nostro paese. Per questo riteniamo che un momento decisivo debba proprio essere una riacquisizione del patrimonio teorico del movimento comunista a livello mondiale e nazionale, e un passaggio ineludibile di questo nuovo processo sta proprio nella riacquisizione, riappropriazione del pensiero di Antonio Gramsci.
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